di Carlo Longo

Davanti a circa 45mila spettatori, la band britannica ha celebrato i 50 anni di carriera con uno spettacolo che ha ripercorso i grandi classici del proprio repertorio

Una serata destinata a entrare negli annali del rock. Gli Iron Maiden hanno trasformato lo stadio San Siro di Milano in una gigantesca arena metal, celebrando mezzo secolo di carriera davanti a circa 45mila fan arrivati da tutta Italia e dall’estero.

L’appuntamento rappresentava una doppia ricorrenza: la tappa italiana del tour mondiale Run For Your Lives e il debutto assoluto della storica formazione britannica nello stadio milanese, mai aperto prima a un concerto di una band heavy metal.

Sul palco, Bruce Dickinson ha salutato il pubblico ricordando l’importanza del momento. Il cantante ha definito un sogno poter suonare a San Siro dopo cinquant’anni di attività, sottolineando come agli esordi nessuno avrebbe immaginato di raggiungere un traguardo simile davanti al più grande pubblico mai avuto dal gruppo in Italia.

La tournée celebrativa ripercorre la fase più iconica della produzione degli Iron Maiden, dai primi album pubblicati negli anni Ottanta fino a Fear of the Dark, uscito nel 1992. Un viaggio musicale che racconta l’evoluzione di una delle band più influenti della storia del metal, capace di vendere oltre 130 milioni di dischi e di esibirsi in migliaia di concerti in tutto il mondo.

La scaletta ha alternato brani simbolo e pezzi amati dai fan della prima ora. Dalle atmosfere oscure di Murders in the Rue Morgue e Killers alle sonorità epiche di Powerslave e Rime of the Ancient Mariner, fino ai grandi inni che hanno consacrato il gruppo a livello internazionale. Tra i momenti più intensi della serata, l’esecuzione di The Number of the Beast, accolta da un boato dello stadio, e la sempre coinvolgente The Trooper, durante la quale Dickinson ha sventolato la bandiera italiana.

A rendere ancora più spettacolare il concerto hanno contribuito le scenografie e i contenuti visuali proiettati sugli schermi giganti, tra richiami cinematografici, ambientazioni fantasy e l’immancabile presenza di Eddie, la mascotte che da decenni accompagna l’immaginario della band.

Nel finale, l’emozione è salita ulteriormente con Fear of the Dark, trasformata in un coro collettivo da decine di migliaia di persone, prima della chiusura affidata a Wasted Years.

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