di Carlo Longo

Nuove tensioni nel Golfo dell’Oman dopo l’attacco a una petroliera al largo delle coste omanite. L’episodio riaccende i timori sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz e sulle conseguenze per il mercato energetico globale

petroliera

La tensione torna a salire nel Golfo dell’Oman dopo l’attacco contro una petroliera avvenuto nelle acque vicine allo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il commercio di petrolio e gas.

Secondo le autorità omanite, la nave è stata colpita mentre navigava a diverse decine di miglia nautiche dalla costa di Mascate. L’esplosione ha provocato un incendio nella sala macchine e la morte di un membro dell’equipaggio, mentre gli altri marinai sono stati evacuati in sicurezza.

Lo Stretto di Hormuz resta il punto più delicato della crisi

L’episodio si inserisce in un contesto già estremamente fragile. Lo Stretto di Hormuz rappresenta infatti uno dei principali corridoi energetici del pianeta: ogni giorno transita una quota significativa delle esportazioni mondiali di greggio e gas naturale liquefatto.

Negli ultimi mesi la regione è stata teatro di diversi attacchi contro navi commerciali e petroliere, alimentando i timori di un allargamento delle tensioni legate al conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti.

Le prime ricostruzioni dell’attacco

Le autorità marittime dell’Oman hanno riferito che la petroliera sarebbe stata colpita da un’imbarcazione senza pilota carica di esplosivo. L’impatto ha provocato una violenta esplosione e un incendio che ha reso necessario l’abbandono della nave da parte dell’equipaggio.

Nei giorni precedenti erano già stati segnalati altri episodi simili nella stessa area, con petroliere e navi commerciali finite nel mirino di droni e imbarcazioni esplosive.

Effetti immediati sui mercati energetici

Ogni attacco nelle acque di Hormuz ha conseguenze che vanno ben oltre il Golfo Persico. Le compagnie di navigazione e gli operatori energetici monitorano infatti con estrema attenzione la situazione, poiché eventuali interruzioni del traffico potrebbero influire sui prezzi internazionali del petrolio.

Già nei mesi scorsi centinaia di navi erano rimaste in attesa nelle acque del Golfo a causa delle minacce alla navigazione e dei timori per la sicurezza delle rotte commerciali.

Il rischio di una nuova guerra delle petroliere

Gli analisti parlano ormai apertamente del rischio di una nuova “guerra delle petroliere”, scenario che richiama quanto avvenuto nel Golfo negli anni Ottanta durante il conflitto tra Iran e Iraq.

La serie di attacchi registrata negli ultimi mesi dimostra come le infrastrutture energetiche e il traffico marittimo siano diventati uno dei principali fronti della crisi mediorientale. In un contesto già segnato da guerre e tensioni regionali, ogni incidente nello Stretto di Hormuz rischia di trasformarsi in un elemento di ulteriore instabilità per l’economia mondiale.

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