di Corinna Pindaro

Le voci di una possibile scissione nella Lega tornano ad agitare il centrodestra. Al centro del dibattito c’è Luca Zaia, indicato come punto di riferimento dell’ala nordista del partito. Ma il governatore veneto smentisce rotture con Matteo Salvini

zaiaLe indiscrezioni su una possibile scissione nella Lega sono tornate a circolare con forza negli ultimi giorni, alimentate dalle tensioni interne al partito e dal crescente peso politico di Luca Zaia. L’ex presidente del Veneto, oggi presidente del Consiglio regionale veneto, viene indicato da molti osservatori come il principale punto di riferimento dell’area nordista che chiede un rilancio dell’identità originaria del Carroccio.

A riaccendere il dibattito sono state soprattutto le discussioni interne sulla riorganizzazione del partito dopo le ultime tornate elettorali e la crescita di Futuro Nazionale, il movimento guidato da Roberto Vannacci che sta attirando alcuni ex esponenti leghisti.

L’ipotesi di una Lega del Nord federata

Sul tavolo non ci sarebbe una vera e propria separazione dal partito guidato da Matteo Salvini, ma un progetto ispirato al modello tedesco CDU-CSU. L’idea, sostenuta da diversi amministratori del Nord, prevederebbe una struttura federale composta da una Lega territoriale radicata nelle regioni settentrionali e da una Lega nazionale attiva nel resto del Paese.

Zaia, insieme ad altri governatori come Massimiliano Fedriga e Attilio Fontana, sarebbe favorevole a un rafforzamento del profilo autonomista e federalista del movimento, senza però mettere in discussione l’unità del partito.

La smentita: “Non esistono due Leghe”

Le indiscrezioni hanno però trovato una netta smentita da parte dello stesso Zaia. Durante il Consiglio federale della Lega riunito a Roma, l’ex governatore ha ribadito che non esiste alcun progetto di scissione e che il partito resta unito. “Non esistono due partiti, c’è un’unica Lega”, avrebbe spiegato ai dirigenti presenti.

Anche Matteo Salvini ha minimizzato le voci di divisione, parlando di un confronto interno fisiologico e rivendicando la volontà di rafforzare il partito in vista delle prossime sfide elettorali.

Il nodo Vannacci e la fuga di consensi

Dietro le tensioni interne c’è anche la preoccupazione per la crescita politica di Roberto Vannacci. L’ex generale, dopo l’uscita dalla Lega e la nascita di Futuro Nazionale, sta attirando esponenti e amministratori provenienti dal Carroccio, soprattutto nelle regioni del Nord.

La concorrenza a destra e il calo dei consensi registrato in alcuni sondaggi hanno spinto molti dirigenti leghisti a chiedere una riflessione sul futuro del partito e sul suo posizionamento politico.

Il congresso che può cambiare gli equilibri

Per modificare realmente l’assetto della Lega sarebbe necessario intervenire sullo statuto e convocare un congresso federale straordinario. Proprio questo è uno dei temi che stanno dividendo il gruppo dirigente. Alcuni vedono in Zaia la figura capace di rilanciare il partito nel Nord, altri ritengono che qualsiasi cambiamento debba avvenire sotto la guida di Salvini.

Al momento, dunque, la scissione resta un’ipotesi lontana. Più concreta appare invece la battaglia interna sul futuro assetto del Carroccio, tra chi vuole recuperare la vocazione autonomista delle origini e chi punta a mantenere la dimensione nazionale costruita negli ultimi anni sotto la leadership di Matteo Salvini.

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