di Ennio Bassi

L’Iran ha risposto con attacchi contro installazioni militari americane nel Golfo e ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz

La nuova offensiva statunitense contro l’Iran segna una delle fasi più delicate dello scontro tra i due Paesi. Secondo quanto dichiarato dal presidente Donald Trump, le forze americane hanno utilizzato 49 missili Tomahawk per colpire una serie di obiettivi militari e strategici all’interno del territorio iraniano.

I raid hanno interessato infrastrutture di comunicazione, sistemi di sorveglianza, postazioni di difesa aerea e installazioni legate alle Guardie Rivoluzionarie. Esplosioni sono state segnalate in numerose località, comprese aree vicine a Teheran e diversi centri strategici affacciati sul Golfo Persico.

Tra gli obiettivi colpiti figurerebbero anche strutture energetiche nel grande giacimento di South Pars e installazioni situate nei pressi dello Stretto di Hormuz.

La risposta iraniana contro le basi americane

Teheran ha reagito rapidamente all’offensiva americana. Le Guardie Rivoluzionarie hanno rivendicato il lancio di missili balistici contro installazioni utilizzate dagli Stati Uniti nella regione.

Secondo fonti iraniane, attacchi hanno interessato basi presenti in Giordania, Kuwait e Bahrein, mentre droni sarebbero stati impiegati contro strutture collegate alla Quinta Flotta americana nel Golfo.

Le autorità giordane hanno confermato l’intercettazione di numerosi missili diretti verso aree che ospitano personale militare statunitense, precisando che non risultano vittime. Anche il Bahrein ha riferito danni limitati e il ferimento lieve di una bambina durante le operazioni di difesa aerea.

Lo scontro sullo Stretto di Hormuz

Uno dei punti più critici della crisi riguarda lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio energetico mondiale.

Le autorità iraniane hanno annunciato la chiusura del corridoio marittimo e minacciato di colpire qualsiasi imbarcazione in transito. Secondo fonti di Teheran, due navi sarebbero state attaccate poco dopo l’entrata in vigore del provvedimento.

Washington, tuttavia, contesta questa versione. Il Comando Centrale statunitense sostiene che il traffico navale continui a transitare nell’area e nega che il passaggio sia stato completamente bloccato.

Nel frattempo è stato segnalato un incendio a bordo di una petroliera nelle acque vicine allo stretto, mentre cresce la preoccupazione dei mercati internazionali per possibili ripercussioni sulle forniture energetiche globali.

Diplomazia sotto pressione

Nonostante l’intensificarsi delle operazioni militari, diversi canali diplomatici restano formalmente aperti.

Secondo fonti citate dai media americani, i colloqui tra Stati Uniti e Iran non si sarebbero interrotti completamente. Trump ha sostenuto di aver ricevuto contatti da funzionari iraniani interessati a fermare i bombardamenti, ma la versione è stata immediatamente smentita da Teheran.

Le autorità iraniane affermano che nessun dialogo diretto è avvenuto dopo gli attacchi e ribadiscono la volontà di continuare a rispondere militarmente a eventuali nuove azioni americane.

Il ministero degli Esteri iraniano ha inoltre dichiarato che gli ultimi bombardamenti statunitensi rendono ormai “praticamente privo di significato” il cessate il fuoco che aveva contribuito a ridurre le tensioni nelle settimane precedenti.

Cresce l’allarme internazionale

L’escalation ha provocato reazioni immediate da parte di numerosi governi.

La Cina ha invitato entrambe le parti a interrompere immediatamente le operazioni militari e a tornare al tavolo dei negoziati. Anche il Pakistan ha confermato l’intenzione di proseguire gli sforzi di mediazione, sottolineando che una soluzione politica rimane l’unica strada percorribile.

Dal canto suo, il Qatar continua a mantenere aperti i canali di interlocuzione con Teheran, nonostante i colloqui delle ultime ore non abbiano prodotto risultati concreti.

Le posizioni dell’Italia e dell’Europa

Intervenendo alla Camera in vista del prossimo Consiglio europeo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito la necessità di lavorare per una rapida cessazione delle ostilità.

L’Italia, ha spiegato la premier, sosterrà ogni iniziativa volta a garantire la sicurezza della regione, la libertà di navigazione nel Golfo e il mantenimento di uno spazio diplomatico capace di evitare un ulteriore allargamento del conflitto.

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