di Redazione
Durante la cerimonia per l’inaugurazione della Torre di Gesù della Sagrada Familia, il Pontefice ha ribadito l’incompatibilità tra il messaggio cristiano e ogni forma di conflitto
La Torre di Gesù della Sagrada Familia, completata dopo un lungo percorso progettuale e costruttivo, è diventata il fulcro della visita di Papa Leone XIV a Barcellona. Davanti alle massime autorità spagnole, tra cui i sovrani Felipe VI e Letizia e il premier Pedro Sánchez, il Pontefice ha trasformato l’inaugurazione in un momento di riflessione sul significato più profondo della fede cristiana.
Guardando alla grande croce che sovrasta la basilica progettata da Antoni Gaudí, Leone XIV ha sottolineato come il simbolo cristiano rappresenti il riscatto degli ultimi, la speranza per chi soffre e la promessa di una vita nuova. Un messaggio che, nelle intenzioni del Papa, assume un valore particolare in un contesto internazionale segnato da guerre e tensioni.
Nel corso della giornata il Pontefice ha più volte insistito sul tema della pace. Il suo intervento più netto è arrivato proprio durante la celebrazione nella basilica catalana, quando ha affermato che non è possibile professare il Vangelo e allo stesso tempo accettare la logica della guerra, dell’odio o dell’indifferenza verso chi soffre.
L’invito è stato rivolto non solo ai responsabili politici, ma anche alle persone comuni, chiamate a contrastare quelle forme di aggressività che spesso si manifestano nella vita quotidiana attraverso parole offensive, giudizi sommari e comportamenti divisivi.
La visita in Catalogna aveva preso avvio in mattinata con una tappa all’abbazia di Montserrat, luogo simbolo della spiritualità catalana. Qui Leone XIV ha esortato i fedeli ad abbandonare rancori e contrapposizioni, promuovendo una cultura della misericordia e del dialogo.
Secondo il Papa, la riconciliazione richiede il coraggio di superare pregiudizi, maldicenze e conflitti alimentati anche attraverso i social media. Un richiamo che si inserisce nel più ampio messaggio del pontificato, orientato alla costruzione di relazioni fondate sul rispetto reciproco e sulla comprensione.
Nel pomeriggio il Pontefice ha raggiunto il quartiere del Raval, una delle zone più complesse e multiculturali della città. Qui ha incontrato famiglie, operatori sociali e persone in condizioni di vulnerabilità economica.
Durante il confronto con i residenti, Leone XIV ha ribadito che il valore di una persona non può essere misurato dalla ricchezza posseduta o dal successo raggiunto. Al centro del suo intervento è rimasta la dignità umana, che deve essere riconosciuta e tutelata indipendentemente dalla condizione sociale.
Tra i momenti più spontanei della giornata c’è stato il dialogo con alcuni bambini presenti all’incontro nel Raval. Rispondendo alle domande di un giovane partecipante, il Papa ha raccontato di non aver mai immaginato di diventare Pontefice.
L’imminente avvio dei Mondiali di calcio gli ha offerto l’occasione per utilizzare una metafora sportiva destinata a fare il giro del mondo. Secondo Leone XIV, il calcio insegna una lezione valida anche fuori dal campo: il talento individuale non basta senza la capacità di collaborare con gli altri.
Per il Papa, chi non sa condividere il gioco con i compagni non ha compreso pienamente lo sport, così come chi vive pensando soltanto a se stesso non coglie il significato più autentico della vita in comunità.
La visita non è stata però priva di contestazioni. A Montserrat era presente anche Miguel Hurtado, vittima di abusi commessi in passato da membri del clero e fondatore del movimento che chiede una piena riparazione per le persone coinvolte negli scandali della Chiesa spagnola.
Hurtado ha espresso pubblicamente il proprio disappunto per non essere stato ricevuto dal Pontefice durante la visita, criticando quella che considera una mancanza di attenzione verso le richieste avanzate dalle vittime.
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L’articolo Papa Leone a Barcellona: “Non si può seguire Cristo e scegliere la guerra” proviene da Associated Medias.

