di Carlo Longo

L’Italia valuta una missione nello Stretto di Hormuz mentre crescono tensioni tra Iran e Usa: attacchi a navi, negoziati incerti e rischio escalation

hormuzL’Italia si prepara a un possibile coinvolgimento diretto nella crisi dello Stretto di Hormuz, uno dei punti più sensibili del commercio globale. Il capo di Stato maggiore della Marina Militare, Giuseppe Berutti Bergotto, ha spiegato che esiste già una pianificazione operativa.

Il piano prevede l’invio di quattro navi: due cacciamine operativi, un’unità di scorta e una logistica, con base alla Spezia. Si tratta di una missione pensata per garantire sicurezza e continuità delle operazioni in un’area sempre più instabile.

Teheran alza il muro: “Hormuz non si riapre”

Sul fronte opposto, l’Iran mantiene una linea durissima. Il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha ribadito che lo Stretto di Hormuz non può essere riaperto finché continueranno le azioni statunitensi, in particolare il blocco navale.

Secondo Teheran, le mosse di Washington rappresentano una violazione del cessate il fuoco e rendono impossibile qualsiasi ritorno alla normalità nei traffici marittimi.

Attacchi e sequestri: escalation sul mare

Intanto la tensione si traduce in azioni concrete. I Pasdaran hanno sequestrato diverse imbarcazioni nello Stretto e attaccato una terza nave, segno di un’escalation che coinvolge direttamente il traffico commerciale internazionale.

Gli Stati Uniti, dal canto loro, continuano a difendere il blocco navale come strumento di pressione, mentre la crisi si allarga anche al Golfo dell’Oman e alle rotte energetiche globali.

Diplomazia fragile, ma spiragli di dialogo

Nonostante il clima, restano aperti canali diplomatici. Secondo indiscrezioni, un secondo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran potrebbe tenersi già nei prossimi giorni, con il Pakistan ancora nel ruolo di mediatore.

Il presidente Donald Trump ha parlato di “buone notizie” e di progressi, anche se le dichiarazioni restano spesso contraddittorie e contestate da Teheran.

Libano e missioni internazionali: la crisi si allarga

La situazione resta critica anche in Libano, dove la missione UNIFIL continua a operare in condizioni difficili. Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato la morte di un secondo militare impegnato nella missione.

Anche i giornalisti sul campo sono coinvolti: una reporter libanese è stata uccisa in un attacco nel sud del Paese, a conferma di un conflitto che continua a produrre vittime civili.

Uno scenario sempre più instabile

Tra operazioni militari, minacce incrociate e negoziati incerti, lo scenario resta estremamente fragile. L’eventuale intervento italiano nello Stretto di Hormuz si inserisce in questo quadro come misura di sicurezza, ma anche come segnale politico.

La stabilità delle rotte energetiche globali resta appesa a un equilibrio precario, con il rischio concreto che ogni incidente possa trasformarsi in una nuova escalation.

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