di Aisha Harrison

 

Trump ha attaccato duramente l’Italia, accusandola di non aver sostenuto gli Stati Uniti durante le operazioni militari: «L’Italia non c’era per noi, noi non ci saremo per loro». Parole che hanno provocato la reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha definito «inaccettabili» alcune dichiarazioni del leader americano. Resta acceso anche lo scontro con il Vaticano.

 

trumpL’Iran sarebbe pronto a rinunciare al proprio uranio arricchito, aprendo uno spiraglio concreto verso la fine del conflitto: è l’annuncio del presidente americano Donald Trump, che parla di un accordo «molto vicino» e di una possibile svolta decisiva nei negoziati tra Washington e Teheran.  Il capo della Casa Bianca  non esclude  un suo coinvolgimento diretto nei negoziati, con la possibilità di recarsi in Pakistan, Paese che sta svolgendo un ruolo di mediazione. Tuttavia, fonti internazionali invitano alla cautela: per un accordo complessivo potrebbero essere necessari ancora diversi mesi e sarà probabilmente indispensabile prorogare i cessate il fuoco già in vigore.

Nel frattempo, sul terreno si registra un primo, fragile segnale di de-escalation. È entrata in vigore una tregua di dieci giorni tra Israele e Libano, annunciata proprio da Trump e accolta come un passaggio potenzialmente decisivo per contenere il conflitto regionale. «Potrebbe essere una giornata storica», ha dichiarato il presidente americano, sottolineando la necessità di «fermare le uccisioni». La tregua, tuttavia, appare già instabile. Nelle prime ore successive all’entrata in vigore sono stati segnalati attacchi e violazioni lungo il confine, mentre Hezbollah — alleato dell’Iran — si è limitato a prendere atto dell’accordo senza garantire un impegno pieno al rispetto del cessate il fuoco. Israele, dal canto suo, ha ribadito che reagirà a qualsiasi minaccia.

Il quadro resta quindi estremamente fragile. L’Iran mantiene ancora una significativa capacità militare, con migliaia di missili e droni, mentre il blocco navale imposto dagli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz continua a pesare sugli equilibri economici globali. La riapertura della rotta energetica è considerata una priorità urgente per evitare ripercussioni su scala mondiale. In questo contesto, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha rilanciato la proposta di un’alleanza tra Paesi islamici sul modello della NATO, sostenendo che la sicurezza regionale dovrebbe essere gestita autonomamente e ribadendo che «la guerra non avvantaggia nessuna delle parti».

Parallelamente, l’Europa prova a recuperare un ruolo diplomatico. A Parigi, il presidente Emmanuel Macron e il premier britannico Keir Starmer guidano un vertice internazionale con l’obiettivo di garantire la sicurezza nello Stretto di Hormuz nel dopoguerra, coinvolgendo una trentina di Paesi non direttamente impegnati nel conflitto.

Non mancano, infine, le tensioni politiche. Trump ha attaccato duramente l’Italia, accusandola di non aver sostenuto gli Stati Uniti durante le operazioni militari: «L’Italia non c’era per noi, noi non ci saremo per loro». Parole che hanno provocato la reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha definito «inaccettabili» alcune dichiarazioni del leader americano. Resta acceso anche lo scontro con il Vaticano. Trump ha criticato apertamente Papa Leone XIV, accusandolo di debolezza in politica estera. Il Pontefice, senza entrare nella polemica diretta, ha ribadito la sua condanna della guerra: «Il mondo è distrutto da una manciata di tiranni: si trovano miliardi per uccidere, ma non per curare ed educare».

 

 

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