di Carlo Longo
Via libera dell’Ue al prestito da 90 miliardi per l’Ucraina dopo il veto ungherese. Decisivi il cambio politico e la riapertura dell’oleodotto Druzhba

L’Unione europea ha dato il via libera definitivo al prestito da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina, dopo settimane di stallo legate al veto di Budapest. Lo sblocco è arrivato con il voto del Consiglio Ue, preceduto dall’approvazione tecnica del Coreper.
Una decisione resa possibile anche dal cambio di scenario politico in Ungheria, dopo la sconfitta elettorale di Viktor Orbán e l’ascesa del nuovo premier Peter Magyar, anche se non ancora formalmente insediato.
Il ruolo dell’oleodotto Druzhba
A contribuire allo sblocco è stata anche la riapertura dell’oleodotto Druzhba, infrastruttura chiave per l’approvvigionamento energetico dell’Europa centrale. Il ripristino dei flussi di greggio ha ridotto le preoccupazioni di Budapest sulla sicurezza energetica, elemento centrale del precedente veto.
Il governo ungherese ha rivendicato la scelta di bloccare inizialmente il prestito come strumento per tutelare i propri interessi nazionali, in particolare sul fronte dei prezzi dell’energia.
Sanzioni e nuovo equilibrio europeo
Oltre al prestito, il Consiglio Ue ha approvato anche il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, segno di un rinnovato allineamento tra i Paesi membri dopo mesi di divisioni.
Ungheria e Slovacchia, considerate tra le più vicine a Mosca, hanno quindi fatto un passo indietro, permettendo un consenso unanime sul provvedimento.
La reazione di Kiev
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accolto con favore la decisione, definendola «un giorno importante» per il Paese. Il prestito, che sarà erogato nei prossimi due anni, servirà a sostenere il bilancio statale, rafforzare la difesa e garantire gli impegni sociali.
Secondo le istituzioni europee, i primi fondi potrebbero arrivare già entro la fine di maggio.
Un segnale politico per l’Europa
Lo sblocco del prestito rappresenta anche un segnale politico: l’Unione europea mostra di poter superare i veti interni in momenti critici, rafforzando il proprio ruolo nel sostegno a Kiev e nella gestione delle tensioni con la Russia.
Un passaggio che potrebbe avere effetti anche sui futuri equilibri decisionali dell’Ue, soprattutto sul tema dell’unanimità in politica estera.
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