di Redazione

La giuria internazionale della Biennale ha annunciato che non prenderà in considerazione, per i riconoscimenti ufficiali, i Paesi i cui leader sono accusati dalla Corte penale internazionale di crimini contro l’umanità
Una presa di posizione destinata a far discutere quella annunciata dalla giuria internazionale della Biennale Arte di Venezia. In una nota ufficiale, il gruppo guidato dalla presidente Solange Farkas, insieme a Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi, ha comunicato che non terrà in considerazione per l’assegnazione dei premi i Paesi i cui leader risultano attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale.
Il riferimento è esplicito a Russia e Israele. Nel 2023, la Corte dell’Aia aveva emesso un mandato di arresto nei confronti del presidente russo Vladimir Putin per crimini di guerra legati al conflitto in Ucraina. L’anno successivo, un provvedimento analogo ha riguardato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, accusato di crimini di guerra e contro l’umanità nel contesto della guerra a Gaza.
La decisione della giuria interviene in un contesto già complesso. La Russia, assente dalla Biennale dal 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina, tornerà quest’anno con la riapertura del proprio padiglione, nonostante le proteste di oltre venti Paesi e le iniziative della Commissione europea volte a rivedere i finanziamenti alla manifestazione. Israele, invece, pur avendo il padiglione storico ai Giardini in fase di ristrutturazione, sarà presente con uno spazio espositivo all’Arsenale.
Va precisato che la giuria non ha alcuna competenza sulla partecipazione degli Stati, che resta prerogativa della Fondazione Biennale. Il suo ruolo riguarda esclusivamente l’attribuzione dei principali riconoscimenti, tra cui il Leone d’Oro per la miglior partecipazione nazionale, quello per il miglior artista e il Leone d’Argento per un artista emergente.
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