di Corinna Pindaro
Cuba avvia il più ampio pacchetto di riforme economiche degli ultimi decenni. Il presidente Miguel Díaz-Canel punta su investimenti, apertura ai cubani all’estero e riduzione della burocrazia per affrontare una crisi senza precedenti
Di fronte a una delle peggiori crisi economiche della sua storia recente, Cuba prova a cambiare passo. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha annunciato un ampio pacchetto di riforme che punta a liberalizzare alcuni settori dell’economia, attrarre investimenti e ridurre il peso della burocrazia statale, nel tentativo di rilanciare un Paese alle prese con carenze alimentari, blackout energetici e crescente malcontento sociale.
Le nuove misure fanno parte del cosiddetto “Programma Economico e Sociale 2026” e rappresentano uno dei più significativi tentativi di riforma del modello economico cubano dall’inizio dell’era post-castrista.
Più autonomia alle imprese e ai territori
Tra le novità annunciate figura una maggiore decentralizzazione dell’apparato economico. Le amministrazioni locali e i municipi dovrebbero ottenere più autonomia nella gestione delle attività economiche, mentre le imprese statali avranno maggiore libertà operativa, anche sul fronte valutario e commerciale.
Il governo intende inoltre semplificare la nascita di nuove attività imprenditoriali e accelerare le autorizzazioni per le piccole e medie imprese private, settore che negli ultimi anni ha assunto un ruolo crescente nell’economia dell’isola.
Apertura ai cubani residenti all’estero
Uno dei punti più innovativi riguarda la possibilità di coinvolgere maggiormente i cubani che vivono fuori dal Paese. Il piano prevede infatti nuove forme di investimento dedicate alla diaspora cubana, con l’obiettivo di attirare capitali e competenze dall’estero.
Si tratta di una scelta significativa per un sistema che per decenni ha mantenuto forti limitazioni alla partecipazione economica dei cittadini emigrati.
Tagli ai sussidi e riduzione della burocrazia
Le riforme prevedono anche una revisione del sistema dei sussidi pubblici. L’intenzione del governo è passare gradualmente da aiuti generalizzati a forme di sostegno mirate alle fasce più vulnerabili della popolazione. Contestualmente è prevista una riduzione del numero di ministeri e strutture amministrative, con l’obiettivo dichiarato di rendere più efficiente la macchina statale.
Misure che arrivano mentre il Paese affronta una pesante emergenza energetica, con blackout che in alcune regioni hanno superato le 30-40 ore consecutive e una grave carenza di carburante.
Una risposta alla crisi e alle pressioni internazionali
Le riforme vengono presentate dal governo come una risposta necessaria alla difficile situazione economica aggravata dall’inasprimento delle sanzioni statunitensi e dalla crisi energetica che da mesi colpisce l’isola. Negli ultimi tempi si sono moltiplicate le proteste popolari contro i blackout, la scarsità di beni essenziali e il peggioramento delle condizioni di vita.
Secondo Díaz-Canel, “è tempo di cambiare” e sfruttare ogni opportunità per rilanciare la crescita economica senza rinunciare al controllo politico del sistema.
Tra speranze e scetticismo
Molti economisti riconoscono che le misure annunciate vanno nella direzione di una maggiore apertura, ma sottolineano anche come alcune di esse fossero già state discusse negli anni passati senza produrre risultati decisivi. Diversi osservatori ritengono che le riforme potrebbero non essere sufficienti a risolvere i problemi strutturali dell’economia cubana senza interventi più profondi e un allentamento delle tensioni con Washington.
Per l’Avana si apre dunque una fase cruciale. Le nuove riforme rappresentano probabilmente il tentativo più ambizioso degli ultimi anni di modernizzare il sistema economico cubano. Resta però da capire se saranno sufficienti a invertire la rotta di un Paese che continua ad affrontare una delle crisi più dure dalla fine dell’Unione Sovietica.
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