di Ennio Bassi
Dopo oltre sedici ore di camera di consiglio, la Corte d’Assise di Rimini ha assolto Louis Dassilva dall’accusa di aver ucciso Pierina Paganelli. L’uomo rischiava l’ergastolo ed era detenuto dal luglio 2024
Si è concluso con un’assoluzione il processo per l’omicidio di Pierina Paganelli, uno dei casi giudiziari più seguiti degli ultimi anni. Nella notte tra il 9 e il 10 giugno, dopo oltre sedici ore di camera di consiglio, la Corte d’Assise di Rimini ha stabilito che Louis Dassilva non è colpevole dell’assassinio della pensionata di 78 anni, uccisa nel complesso residenziale di via del Ciclamino nell’ottobre del 2023.
La decisione è arrivata poco dopo le due del mattino. Dassilva, detenuto da quasi due anni, è stato immediatamente rimesso in libertà. All’uscita dal carcere ha ritrovato la moglie Valeria Bartolucci, che lo ha accolto con un lungo abbraccio. Visibilmente emozionato, l’uomo ha parlato di una vittoria della giustizia e dell’inizio di una nuova fase della sua vita.
L’esito del processo ribalta la prospettiva che aveva accompagnato l’inchiesta fin dalle sue fasi più avanzate. La Procura aveva chiesto la condanna all’ergastolo, sostenendo che Dassilva fosse l’autore dell’aggressione mortale avvenuta nel garage del condominio dove vivevano sia lui sia la vittima. Una tesi costruita su una serie di elementi indiziari, relazioni personali e testimonianze che, secondo l’accusa, delineavano un quadro coerente di responsabilità.
Il delitto di Pierina Paganelli aveva sconvolto la città di Rimini. Il corpo della donna era stato trovato la mattina del 4 ottobre 2023 nei garage del complesso residenziale. Le modalità dell’omicidio e il contesto familiare e condominiale avevano immediatamente attirato l’attenzione degli investigatori, dando origine a un’indagine complessa e destinata a occupare per mesi le cronache nazionali.
Nel corso del procedimento sono stati analizzati migliaia di documenti, intercettazioni, consulenze tecniche e perizie scientifiche. Particolare rilievo hanno assunto gli accertamenti sul DNA e le analisi delle immagini registrate dalle telecamere della zona. Proprio su alcuni di questi elementi sono emerse interpretazioni differenti tra accusa e difesa, contribuendo ad alimentare il confronto processuale.
Un ruolo centrale nel dibattimento è stato giocato dalle dichiarazioni di Manuela Bianchi, nuora della vittima, la cui versione dei fatti era considerata uno dei punti più importanti dell’impianto accusatorio. La valutazione della sua attendibilità ha rappresentato uno dei nodi più delicati affrontati dalla Corte durante il lungo processo.
Dopo nove mesi di udienze e un confronto serrato tra le parti, i giudici hanno infine scelto la strada dell’assoluzione. Le motivazioni della sentenza saranno fondamentali per comprendere quali aspetti della ricostruzione accusatoria non siano stati ritenuti sufficientemente solidi per sostenere una condanna.
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