di Carlo Longo

Carlo Messina Ceo Intesa

Con un’offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi su Monte dei Paschi, Intesa Sanpaolo entra al centro del risiko bancario italiano insieme a Unipol. L’operazione, voluta dall’istituto guidato da Carlo Messina, punta a rafforzare il ruolo dell’Italia nella finanza europea, stabilizzare il sistema nazionale e creare un nuovo campione bancario con 20 milioni di clienti

di Carlo Longo

Intesa Sanpaolo entra con decisione nel risiko bancario italiano e lo fa con una mossa destinata a cambiare gli equilibri della finanza nazionale. La banca guidata da Carlo Messina ha lanciato, insieme a Unipol, un’offerta pubblica di acquisto e scambio sul capitale del Monte dei Paschi di Siena, per un valore complessivo di 30,6 miliardi di euro. Non si tratta soltanto di un’operazione industriale o finanziaria: per dimensioni, protagonisti coinvolti e conseguenze attese, l’iniziativa assume il profilo di una vera operazione di sistema.

La proposta arriva in un momento cruciale per il settore bancario italiano, già attraversato da movimenti di consolidamento e da tentativi di ridefinire i rapporti di forza tra i principali gruppi. La mossa di Intesa supera di fatto la proposta di integrazione con Mps avanzata da Banco Bpm e mette il Monte dei Paschi in una posizione complessa, anche per effetto della cosiddetta passivity rule, che limita la possibilità di mettere in campo operazioni difensive alternative senza passare da un’assemblea.

Al centro dell’operazione c’è una filiera di protagonisti del credito e della finanza italiana che, complessivamente, in Borsa vale circa 140 miliardi di euro. Intesa offrirà 1,6 azioni di nuova emissione più una componente in denaro pari a un euro. L’obiettivo è costruire un gruppo capace di collocarsi tra i principali player europei, con una massa critica tale da rafforzare il peso dell’Italia nel sistema finanziario dell’Eurozona.

Secondo le stime illustrate, l’integrazione con Mps consentirebbe di dare vita al secondo gruppo dell’Eurozona per capitalizzazione di Borsa. Il nuovo perimetro arriverebbe a 20 milioni di clienti e potrebbe generare 16 miliardi di utili nel 2029, con una distribuzione potenziale di circa 61 miliardi di dividendi agli azionisti. Numeri che spiegano la portata dell’operazione e il suo significato strategico: consolidare il sistema bancario nazionale, aumentare la competitività europea e mantenere in Italia il centro decisionale di una grande piattaforma finanziaria.

“UN’OPPORTUNITÀ UNICA PER RAFFORZARCI”

Carlo Messina ha presentato Mps come «un’opportunità unica per rafforzare la nostra posizione come leader europeo che produce la maggior parte dei suoi utili in Italia». Le parole del ceo di Intesa Sanpaolo chiariscono il senso politico-industriale della partita: non solo crescita dimensionale, ma anche difesa e valorizzazione di un sistema bancario che resta una delle infrastrutture fondamentali del Paese. Messina ha aggiunto che si tratta di «una operazione che consente una stabilizzazione del sistema italiano», sottolineando inoltre che il progetto è stato condiviso con diverse parti istituzionali, pur non essendo stato discusso direttamente con la premier Giorgia Meloni. Dal canto suo il Ministro dell’Economia e Finanze, Giancarlo Giorgietti, ha commentato facendo capire che l’operazione sarà semplicemente guidata dal mercato: “chi paga di più…“.

La centralità dell’interesse nazionale è stata richiamata anche da Carlo Cimbri, presidente di Unipol, secondo cui «l’esecutivo cura gli interessi nazionali e vedere un consolidamento penso sia un bene per il nostro Paese e va nell’interesse di chi governa». In questa prospettiva, l’operazione non appare come una semplice acquisizione, ma come un passaggio che può contribuire a dare maggiore solidità al credito italiano, in una fase in cui le banche europee sono chiamate a competere su scala sempre più ampia.

Le conseguenze della mossa saranno profonde anche per altri attori del sistema. Una volta conclusa l’offerta, Intesa manterrà 625 sportelli, Mediobanca e le sue attività nella gestione del risparmio e nella banca d’investimento, oltre alla partecipazione del 13,2% in Generali. La Ca’ de Sass costruirà inoltre un’ulteriore quota del 3% nel Leone attraverso strumenti finanziari, con l’obiettivo di proteggere la propria posizione da eventuali contromosse della compagnia triestina.

L’ALLEANZA CON UNIPOL

Unipol, invece, rileverà l’entità giuridica di Mps, compresa la storica sede di Rocca Salimbeni e le relative opere d’arte, insieme a 635 sportelli che saranno poi trasferiti a Bper. Quest’ultima perderà il proprio nome, sostituito da Banca Monte dei Paschi, senza il riferimento “di Siena”, diventando così la seconda realtà creditizia italiana per numero di filiali. Anche questo passaggio conferma la natura complessiva del progetto: non una singola acquisizione, ma una riorganizzazione ampia della geografia bancaria nazionale.

Cimbri Ceo di Unipol

«Mediobanca tornerà grande e Mps diventerà più forte con Bper», ha sintetizzato Messina, indicando una traiettoria in cui ciascun tassello dovrebbe trovare una nuova collocazione più solida e coerente. Il Monte dei Paschi, reduce da anni difficili e da una lunga stagione di interventi pubblici e ristrutturazioni, verrebbe così inserito in un disegno più ampio, con la possibilità di rafforzare il proprio ruolo e superare definitivamente la fase di fragilità.

Ora la parola passa al consiglio di amministrazione di Mps, che dovrà valutare sia la proposta non sollecitata di Banco Bpm sia l’Opas volontaria e non concordata presentata da Intesa. Il board sarà assistito da Bofa, Ubs e dallo studio BonelliErede. La partita, dunque, resta aperta sul piano tecnico e societario, ma il segnale lanciato al mercato è già molto forte.

La reazione di Piazza Affari ha confermato l’importanza dell’annuncio. I titoli coinvolti hanno sostenuto il listino: Mps ha chiuso in rialzo del 12,9%, Mediobanca dell’11,9%, Bper del 5,1%, Unipol del 4,5% e Generali del 2,8%. In controtendenza Intesa, scesa dell’1,3%, e Unicredit, in calo del 2%.

Al di là dell’andamento di Borsa, l’operazione segna un possibile cambio di fase per il capitalismo finanziario italiano. Intesa Sanpaolo punta a costruire un gruppo più grande, più forte e più europeo, ma con radici e profitti saldamente italiani. È questo il punto su cui Messina insiste: la creazione di un campione capace di competere nell’Eurozona senza perdere il proprio baricentro nazionale. Per il Paese, la posta in gioco è alta: stabilità bancaria, capacità di finanziare famiglie e imprese, presidio degli asset strategici e maggiore peso nei futuri equilibri della finanza europea.

COSA FARÀ ORA UNICREDIT

Resta ora da capire quale sarà la prossima mossa di UniCredit, finora tra i protagonisti più attivi del consolidamento bancario. Da quando Andrea Orcel ne ha assunto la guida, Piazza Gae Aulenti è diventata uno snodo centrale della finanza italiana: ha tentato due volte di avvicinarsi a Mps, prima nel 2021 con l’ipotesi di acquisizione sostenuta dallo Stato e poi nel 2024 durante l’ultima fase di privatizzazione del Monte; ha provato la scalata a Banco Bpm, fermata dal veto del governo; e nel frattempo ha costruito una quota di circa il 9% in Generali. Se l’offerta di Intesa su Mps dovesse andare in porto, la prima e la seconda banca italiana si ritroverebbero così fianco a fianco nell’azionariato del Leone, aprendo una nuova fase di equilibri e possibili convergenze attorno al principale gruppo assicurativo del Paese.

Per il momento, però, il mercato considera poco probabile un nuovo assalto di Orcel a Siena. UniCredit è infatti impegnata nella complessa partita tedesca su Commerzbank, dove punta a costruire un gruppo di dimensione europea nonostante le resistenze dei vertici dell’istituto, dei sindacati e del governo di Berlino. Solo una volta chiusa questa campagna, Orcel potrebbe tornare a guardare con maggiore attenzione all’Italia: da un lato rafforzando eventualmente la posizione in Generali, dall’altro riaprendo il dossier Banco Bpm, che dopo la mossa di Intesa difficilmente potrà rilanciare da solo su Mps. Anche su questa strada, però, resterebbero ostacoli pesanti come, ad esempio, la presenza del Crédit Agricole, già primo socio di Banco Bpm e, assai verosimilmente, pronto a rafforzarsi ulteriormente nel capitale.

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