di Emilia Morelli
L’Italia non ha una vera patrimoniale generale, ma tassa immobili e patrimoni in modo diverso dal resto d’Europa. Ecco cosa succede in Francia, Spagna, Germania e perché Bruxelles guarda alle successioni
Quando si parla di patrimoniale, il dibattito italiano si divide sempre tra chi la considera uno strumento di giustizia fiscale e chi la vede come
una minaccia al risparmio delle famiglie. Eppure il confronto con gli altri Paesi europei racconta una realtà meno scontata di quanto si pensi.
L’Italia, infatti, non applica una tassa generale sui grandi patrimoni come avviene in alcune nazioni europee. Questo non significa però che la ricchezza privata non venga tassata. Il sistema italiano prevede una serie di imposte che colpiscono immobili, investimenti finanziari, successioni e donazioni, generando un gettito che colloca il Paese in una posizione intermedia nel panorama europeo.
L’Italia non è un caso isolato
Negli ultimi anni diversi Paesi europei hanno ridotto o abolito le tradizionali imposte patrimoniali. La Germania non applica più una tassa annuale sul patrimonio, mentre altre economie del Nord Europa hanno progressivamente abbandonato questo tipo di prelievo.
La Spagna rappresenta una delle principali eccezioni. Madrid mantiene una vera imposta patrimoniale sui grandi patrimoni e ha introdotto negli ultimi anni ulteriori misure rivolte alle fasce più ricche della popolazione. Anche la Francia continua a tassare parte della ricchezza privata attraverso l’imposta sugli immobili di maggior valore, pur avendo eliminato la storica tassa sulla fortuna che colpiva l’intero patrimonio.
Dove l’Italia si distingue davvero
La vera anomalia italiana non riguarda tanto la tassazione degli immobili quanto quella delle successioni.
Secondo numerose analisi economiche, il nostro Paese applica una delle imposte ereditarie più leggere tra le grandi economie europee. Per figli e coniugi l’aliquota è pari al 4%, ma si applica soltanto oltre la soglia di un milione di euro per ciascun beneficiario. Una franchigia che non trova paragoni tra i principali partner europei.
Il risultato è che il gettito derivante dalle successioni resta estremamente contenuto rispetto a Francia, Belgio o Regno Unito, dove le eredità contribuiscono in misura molto più significativa alle entrate pubbliche.
Perché Bruxelles guarda ai patrimoni
Il tema è tornato d’attualità dopo le raccomandazioni rivolte dalla Commissione europea all’Italia. Bruxelles osserva da tempo che il sistema fiscale italiano continua a gravare soprattutto sul lavoro e sui redditi da impresa, lasciando relativamente poco utilizzate altre basi imponibili come patrimoni e successioni.
Secondo l’esecutivo europeo, una redistribuzione del carico fiscale potrebbe contribuire a rendere il sistema più equilibrato senza aumentare ulteriormente la pressione su lavoratori e imprese.
Un dibattito destinato a tornare
La questione della patrimoniale resta uno dei temi più divisivi della politica economica italiana. Da una parte c’è chi propone un’imposta sui grandi patrimoni per finanziare welfare e investimenti pubblici. Dall’altra chi teme effetti negativi sul risparmio privato e sulla competitività del Paese.
Al di là delle posizioni ideologiche, il confronto europeo mostra un dato difficilmente contestabile: l’Italia non è tra i Paesi che tassano maggiormente la ricchezza ereditata e continua a mantenere uno dei sistemi più favorevoli per il trasferimento dei patrimoni familiari tra generazioni. Un elemento che spiega perché il tema torni periodicamente al centro del confronto politico ed economico.
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