di Redazione

Il rapporto “Cambiamo aria” evidenzia come l’inquinamento atmosferico resti un grave problema sanitario nel Paese. Milano, Torino e Padova tra le città più colpite

L’inquinamento atmosferico continua a rappresentare una criticità strutturale in Italia, con effetti rilevanti sulla salute pubblica e sull’ambiente. A evidenziarlo sono i dati definitivi del 2025 raccolti dal progetto “Cambiamo aria”, promosso da Isde Italia insieme a Kyoto Club e Clean Cities Campaign, che delineano una situazione ancora lontana da standard accettabili.

Nonostante alcuni segnali di lieve miglioramento, l’esposizione della popolazione urbana a livelli elevati di inquinanti rimane diffusa. In molte città, infatti, non vengono rispettati neppure i limiti normativi attualmente in vigore, mentre la distanza rispetto ai nuovi parametri europei e alle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità appare significativa.

Tra gli elementi più critici emerge la concentrazione di particolato fine (Pm2,5), considerato tra gli inquinanti più pericolosi per la salute. Nel 2025 città come Milano, Torino e Padova hanno registrato valori medi annui nettamente superiori alle soglie di sicurezza, arrivando quasi al doppio dei futuri limiti europei e fino a quattro volte oltre le raccomandazioni dell’Oms. Il numero di giorni di sforamento risulta particolarmente elevato: oltre 200 a Milano, più di 170 a Torino e oltre 160 a Padova.

Anche il biossido di azoto (NO2) presenta livelli allarmanti. In tutte le città monitorate, i limiti giornalieri indicati dall’Oms vengono superati per lunghi periodi dell’anno. Le situazioni più critiche si registrano soprattutto nei centri portuali come Palermo, Catania e Genova, ma anche grandi città come Roma, Milano e Torino mostrano valori elevati per gran parte dell’anno.

Per quanto riguarda il Pm10, il quadro non è più rassicurante: tutte le città analizzate superano i limiti indicati dall’Oms, con picchi significativi a Palermo, Milano e Napoli, dove i giorni oltre soglia sono numerosi.

Le conseguenze sulla salute sono tutt’altro che marginali. L’inquinamento atmosferico è riconosciuto come il principale fattore di rischio ambientale in Europa e contribuisce allo sviluppo di numerose patologie, tra cui malattie respiratorie, cardiovascolari e neurologiche. Secondo le stime, nelle 27 città analizzate si registrano ogni anno migliaia di morti premature attribuibili all’esposizione al Pm2,5, una quota rilevante della mortalità complessiva.

Le principali fonti di inquinamento restano il traffico veicolare, il riscaldamento degli edifici basato su combustibili fossili e le emissioni legate al trasporto marittimo. Intervenire su questi settori, sottolineano gli esperti, permetterebbe benefici immediati sia per la salute sia per la lotta al cambiamento climatico.

La nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria, che dovrà essere recepita entro il 2026, introduce limiti più stringenti, avvicinandosi alle indicazioni dell’Oms. Tuttavia, rimandare gli interventi al 2030 rischia di prolungare un’esposizione dannosa per milioni di cittadini.

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