di Redazione

Europa si muove per assumere un ruolo autonomo. Francia e Regno Unito stanno lavorando a una coalizione internazionale per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz una volta cessate le ostilità

trump
DONALD TRUMP PRESIDENTE USA

Gli Stati Uniti e l’Iran si avvicinano a un secondo, decisivo round di negoziati per porre fine alla crisi in corso, mentre cresce la pressione internazionale per riaprire lo strategico Stretto di Hormuz, oggi paralizzato dal blocco iraniano e dal dispositivo navale statunitense attivo da oltre 24 ore. A delineare tempi e prospettive è Donald Trump, che  ha annunciato possibili sviluppi imminenti: “Nei prossimi due giorni potrebbe succedere qualcosa”, ha detto lasciando intendere la possibilità di un nuovo incontro entro 24-48 ore e arrivando a dichiarare a Fox News che la guerra tra Stati Uniti e Iran sarebbe prossima  alla conclusione. “Penso che sia quasi finita, sì. La vedo molto vicina alla fine”, ha affermato in un’intervista, sottolineando tuttavia che Washington non considera ancora chiusa la partita: “Se ci ritirassimo adesso, ci vorrebbero 20 anni per ricostruire quel Paese. E non abbiamo ancora finito”.Trump ha rivendicato la linea dura adottata, incluso il blocco navale di tutti i porti iraniani deciso nei giorni scorsi, dopo la sospensione dei bombardamenti. Una scelta che, secondo la Casa Bianca, sarebbe servita a indebolire in modo decisivo le capacità militari di Teheran e a spingere la leadership iraniana verso un accordo. “Credo che vogliano fare un’intesa molto seriamente”, ha aggiunto.

La sede più probabile dei colloqui resta Islamabad, già utilizzata come terreno neutrale nei giorni scorsi. La scelta è legata anche al ruolo di Asim Munir, ritenuto da Washington un interlocutore efficace. Non si esclude tuttavia un’opzione europea, anche se al momento la preferenza della Casa Bianca appare orientata verso il Pakistan. Secondo fonti diplomatiche, diversi attori regionali e globali — tra cui Cina, Egitto, Arabia Saudita e Turchia — sono in contatto con Teheran e Washington per favorire il dialogo.L’attesa per un possibile accordo ha intanto già avuto effetti sui mercati: i prezzi del petrolio sono in calo significativo, segno della fiducia degli investitori in una possibile de-escalation.

Parallelamente, l’Europa si muove per assumere un ruolo autonomo. Francia e Regno Unito stanno lavorando a una coalizione internazionale per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz una volta cessate le ostilità.Il presidente Emmanuel Macron ha chiarito che la missione escluderebbe le parti direttamente coinvolte nel conflitto — Stati Uniti, Iran e Israele — e non sarebbe sotto comando americano. Il piano prevede tre fasi: evacuazione delle navi bloccate, sminamento e pattugliamento militare per proteggere il traffico commerciale.Il progetto potrebbe coinvolgere anche la Germania, nonostante le tradizionali cautele di Berlino sulle missioni militari all’estero. Un primo confronto tra alleati europei è atteso in un vertice promosso da Macron e dal premier britannico Keir Starmer, senza la partecipazione di Washington.

Con la scadenza della tregua fissata al 21 aprile, le prossime ore saranno decisive per capire se la diplomazia riuscirà a prevalere su una crisi che minaccia non solo la stabilità regionale, ma anche gli equilibri energetici globali.

 

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L’articolo Trump a Fox sulla guerra con l’Iran: “Penso sia quasi finita” proviene da Associated Medias.