di Emilia Morelli
Hezbollah modifica la propria strategia militare contro l’esercito israeliano. Droni, attacchi mirati e guerriglia diventano gli strumenti principali nella nuova fase del conflitto nel sud del Libano
La guerra tra Israele e Hezbollah sta entrando in una nuova fase. Dopo le pesanti perdite subite nei mesi scorsi e la distruzione di una parte
significativa delle proprie infrastrutture militari, il movimento sciita libanese sostenuto dall’Iran ha progressivamente modificato il proprio approccio operativo, abbandonando gli scontri diretti su larga scala a favore di una strategia di logoramento contro le Forze di Difesa Israeliane (IDF).
L’obiettivo appare chiaro: evitare battaglie convenzionali che favorirebbero la superiorità tecnologica e aerea israeliana e puntare invece su una guerra asimmetrica fatta di imboscate, droni, missili anticarro e attacchi mirati contro le unità dispiegate nel Libano meridionale.
Droni e missili per colpire le truppe israeliane
Uno degli elementi più evidenti della nuova strategia riguarda il crescente utilizzo di droni esplosivi e ricognitivi. Negli ultimi mesi Hezbollah ha intensificato le operazioni con velivoli senza pilota contro postazioni e mezzi israeliani, cercando di compensare con la tecnologia a basso costo il divario militare rispetto all’IDF.
Parallelamente il gruppo continua a fare affidamento sui missili anticarro e sui razzi a corto raggio, impiegati soprattutto contro veicoli e pattuglie lungo la fascia di confine. L’obiettivo non è tanto conquistare terreno quanto infliggere perdite costanti e aumentare il costo dell’operazione militare israeliana.
La scelta della guerriglia
Sul terreno Hezbollah sembra aver rispolverato molte delle tattiche che gli permisero di resistere all’offensiva israeliana del 2006. In diverse aree del Libano meridionale i combattenti evitano lo scontro frontale e preferiscono colpire attraverso imboscate, postazioni nascoste e rapide incursioni.
Secondo diverse analisi militari, il gruppo avrebbe inoltre rafforzato le proprie capacità di comunicazione e coordinamento dopo la riorganizzazione avvenuta nei mesi successivi alle operazioni israeliane del 2024 e del 2025.
Il ruolo della Forza Radwan
Tra gli strumenti principali della nuova strategia compare la Forza Radwan, l’unità d’élite di Hezbollah specializzata nelle operazioni offensive e nelle infiltrazioni. Fonti aperte indicano che questi reparti sono stati impiegati in alcune delle zone più contese del sud del Libano, dove hanno partecipato ad azioni di contrasto contro le incursioni terrestri israeliane.
L’impiego di queste unità consente al gruppo sciita di mantenere una presenza operativa anche nelle aree maggiormente colpite dai raid dell’aviazione israeliana.
Pressione militare e messaggio politico
La strategia di Hezbollah non ha soltanto una dimensione militare. Continuare a colpire Israele serve anche a mantenere il proprio ruolo all’interno dell’asse regionale guidato dall’Iran e a rafforzare la propria immagine presso la base sciita libanese.
Il movimento ha infatti respinto i recenti tentativi di cessate il fuoco sostenuti dagli Stati Uniti e dal governo libanese, sostenendo che qualsiasi accordo debba prevedere il completo ritiro delle forze israeliane dal territorio libanese.
Una guerra destinata a proseguire
Nonostante i tentativi diplomatici e le tregue annunciate nelle ultime settimane, gli scontri continuano lungo il confine e nelle principali roccaforti di Hezbollah. Israele prosegue con raid aerei e operazioni mirate contro infrastrutture e centri di comando del movimento sciita, mentre Hezbollah cerca di sfruttare la conoscenza del territorio e la flessibilità delle proprie unità per mantenere aperto il fronte settentrionale.
La sensazione è che il conflitto stia assumendo sempre più i contorni di una lunga guerra di attrito, nella quale nessuna delle due parti sembra disposta, almeno per ora, a fare un passo indietro.
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