di Ennio Bassi

Secondo l’analisi di CRIF, per i player finanziari i dati sulle dinamiche settoriali non sono più sufficienti, è determinante poter comprendere il profilo della singola impresa combinando un ampio ecosistema di dati e analytics evoluti
Nel 2025 il mercato del credito alle imprese in Italia evidenzia una dinamica positiva, con una crescita degli importi erogati pari a circa +11% rispetto al 2024. Il miglioramento delle condizioni di accesso ai finanziamenti ha riportato in territorio positivo il trend delle esposizioni creditizie complessive dopo una fase prolungata di contrazione. Secondo l’ultima analisi dell’Osservatorio CRIF sulle imprese, la crescita ha riguardato soprattutto le Società di Capitali, mentre per Ditte e Società di Persone la dinamica si è mantenuta più contenuta.
Accanto alla crescita delle erogazioni, emerge però un aumento della rischiosità del credito. Infatti, a fine 2025 il tasso di default medio delle imprese sale al 3% (dal 2,8% di giugno), mentre per le Società di Capitali si attesta al 3,3%, in aumento rispetto al 3% registrato il semestre precedente. L’analisi settoriale evidenzia livelli di rischio più elevati in comparti come Tessile e Abbigliamento, Costruzioni, Commercio al dettaglio e Trasporti e Logistica, che mostrano una maggiore esposizione a un contesto segnato da instabilità geopolitica, pressione sui costi energetici e tensioni lungo le filiere.

«Nel 2025 osserviamo una crescita del credito alle imprese, sostenuta da condizioni di accesso al finanziamento più favorevoli rispetto all’anno precedente, seppure in un contesto che resta molto complesso», commenta Luca D’Amico, CEO di CRIF Ratings. «L’aumento delle erogazioni si accompagna infatti a una maggiore attenzione al rischio, in uno scenario in cui shock energetici, tensioni geopolitiche e fragilità delle filiere continuano a incidere sulla salute creditizia delle imprese».
Guardando agli scenari prospettici, le analisi CRIF prevedono per il 2026 un ulteriore aumento dei tassi di default delle Società di Capitali, fino al 3,7% nello scenario base e al 4,4% nello scenario più avverso. In un quadro macroeconomico caratterizzato da forte incertezza, inflazione sotto pressione e costi energetici elevati, per le banche diventa sempre più importante adottare una lettura forward looking del rischio e rafforzare la capacità di intervenire in modo mirato nell’allocazione del credito.
Tra i principali fattori di attenzione emerge anche il legame tra decarbonizzazione, costi energetici e merito creditizio. Uno studio di CRIF Synesgy Ratings – l’agenzia del Gruppo CRIF specializzata nelle valutazioni ESG a supporto delle decisioni strategiche e operative di banche e imprese – evidenzia infatti che la volatilità energetica non rappresenta più un fenomeno straordinario, ma un fattore strutturale e ricorrente capace di incidere sui margini e quindi sul rischio di credito. La vera differenza, secondo l’analisi, non si osserva solo tra settori ma anche tra singole imprese: una lettura più granulare consente di distinguere le realtà più vulnerabili da quelle più resilienti e di identificare i cosiddetti “outlier”, cioè imprese molto efficienti in settori difficili o aziende molto fragili in comparti solidi. In questo scenario, integrare i fattori energetici nelle decisioni di credito aiuta a non ridurre le erogazioni di credito ma ad allocarlo meglio, proteggendo il portafoglio e accompagnando con maggiore efficacia i percorsi di transizione.
Le direttrici di innovazione nel rapporto banca-impresa

“Dal nostro punto di osservazione vediamo tre principali direttrici di evoluzione per il sistema bancario nel rapporto con il mondo delle aziende: una maggiore granularità nelle policy di credito, il superamento di letture esclusivamente settoriali e una valutazione più approfondita della credibilità dei piani di transizione delle singole imprese – commenta Marco Colombo, Managing Director Finance Italy di CRIF. “A questi elementi si affiancano anche la digital transformation dei processi di valutazione e monitoraggio e una crescente attenzione al cyber risk, sempre più rilevante in un contesto in cui resilienza operativa e solidità aziendale tendono a convergere. Il credito può così diventare uno strumento concreto per sostenere la trasformazione industriale, finanziando le imprese più resilienti, accompagnando quelle in transizione e intercettando con maggiore precisione i profili di rischio e di opportunità”.
In particolare, l’evoluzione degli analytics, potenziati dalla AI e GenAI, consente alle banche di leggere con maggiore precisione la nuova geografia del tessuto imprenditoriale, superando classificazioni troppo rigide e rafforzando l’intera credit value chain in una prospettiva di medio-lungo termine. Modelli analitici che si devono fondare su un ampio ecosistema di dati che integri informazioni economico-finanziarie, KPI settoriali, indicatori legati ai consumi energetici oltre a segnali collegati alla trasformazione digitale e alla sicurezza informatica delle imprese. Con i CRIF Metadati, che combinano informazioni, advanced analytics, GenAI e piattaforme digitali, CRIF consente di far evolvere la gestione dei rischi, ottimizzare i processi decisionali e cogliere tempestivamente nuove opportunità di business.
“In uno scenario caratterizzato da volatilità e cambiamenti strutturali, il credito alle imprese ha un ruolo sempre più strategico. Occorre però una segmentazione più fine nella lettura settoriale capace di cogliere le differenze anche all’interno dello stesso comparto – si pensi alle cosiddette aziende ‘Controvento’ dell’industria automotive italiana, imprese di grandissimo successo – che si combini con nuovi parametri di rischio specifici della singola impresa: dall’esposizione agli shock energetici e ai rischi geopolitici, all’attenzione al cyber risk, alla capacità di affrontare la transizione green, ecc. Come richiesto anche dai Regulator, occorre inoltre una vision forward looking articolata e solida, anche per realtà di piccole dimensioni; e su questo la GenAI consente oggi di automatizzare e rendere efficienti simulazioni impensabili fino a poco tempo fa. Sono queste le leve di valutazione e analisi che consentono agli istituti finanziari di allocare efficacemente il credito, gestire al meglio il proprio portafoglio e, allo stesso tempo, accompagnare la trasformazione del sistema produttivo” – conclude Colombo.
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