di Carlo Longo

L’Unione europea valuta sanzioni contro il ministro israeliano Itamar Ben-Gvir. Sul tavolo restrizioni personali e divieti di ingresso dopo le polemiche sul trattamento degli attivisti della flottiglia diretta a Gaza

ben gvirL’Unione europea torna a discutere possibili sanzioni contro il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, uno dei principali esponenti della destra radicale del governo guidato da Benjamin Netanyahu.

La questione è riemersa con forza dopo le immagini diffuse dallo stesso Ben-Gvir alla fine di maggio, che mostravano decine di attivisti della flottiglia umanitaria diretta a Gaza inginocchiati e ammanettati dopo l’intercettazione da parte delle forze israeliane. Le immagini hanno provocato dure reazioni in diversi Paesi europei e spinto alcuni governi a chiedere un intervento coordinato dell’Unione.

L’iniziativa partita da Italia e Spagna

A guidare la richiesta di un confronto europeo sono state soprattutto Italia e Spagna. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha chiesto che il dossier venisse inserito all’ordine del giorno dei ministri degli Esteri dell’Ue, definendo “inaccettabile” il trattamento riservato agli attivisti. Anche il governo spagnolo ha sostenuto la necessità di valutare misure restrittive a livello europeo.

Secondo fonti diplomatiche, i ministri degli Esteri dell’Unione hanno già affrontato il tema in una riunione informale, rinviando però eventuali decisioni a un successivo Consiglio Affari Esteri, dove potrebbero essere adottate misure formali.

Quali sanzioni sono sul tavolo

Le opzioni allo studio riguardano soprattutto sanzioni personali contro Ben-Gvir. Tra le misure ipotizzate figurano il congelamento di eventuali beni presenti nell’Unione europea, restrizioni finanziarie e il divieto di ingresso nei Paesi membri. Si tratta dello stesso schema già adottato nel 2025 da Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Norvegia nei confronti di Ben-Gvir e del ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich.

Alcuni Stati membri, tuttavia, continuano a mostrare cautela. Per approvare sanzioni europee serve infatti l’unanimità dei Ventisette, un requisito che in passato ha spesso rallentato le iniziative contro esponenti del governo israeliano.

L’inchiesta aperta in Italia

Nel frattempo Ben-Gvir è finito anche al centro di un’indagine della magistratura italiana. La Procura sta verificando le accuse relative al trattamento riservato ad alcuni attivisti italiani fermati durante l’intercettazione della flottiglia diretta verso Gaza. L’indagine ipotizza reati come sequestro di persona e maltrattamenti, anche se al momento non è stata formulata alcuna accusa formale.

Il ministro israeliano ha respinto ogni contestazione, dichiarando che continuerà a sostenere l’operato delle forze di sicurezza israeliane e definendo le iniziative giudiziarie e diplomatiche come attacchi politici.

Una decisione che pesa sui rapporti tra Ue e Israele

L’eventuale introduzione di sanzioni contro Ben-Gvir rappresenterebbe uno dei passaggi più delicati nei rapporti tra Bruxelles e Israele dall’inizio della guerra a Gaza. Negli ultimi mesi diversi governi europei hanno aumentato le pressioni sull’esecutivo israeliano per la gestione del conflitto e per le tensioni nei Territori palestinesi.

La discussione resta aperta e potrebbe approdare nuovamente sul tavolo dei ministri degli Esteri nelle prossime settimane. L’obiettivo di alcuni Paesi è trasformare le iniziative nazionali già adottate contro Ben-Gvir in una risposta comune dell’intera Unione europea.

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