di Emilia Morelli
Tensioni tra Francia e Svizzera in vista del G7 di Évian. Berna contesta i costi della sicurezza e il mancato coinvolgimento nell’organizzazione del vertice voluto da Macron
Il vertice del G7 che si terrà dal 15 al 17 giugno a Évian-les-Bains, sulle rive francesi del Lago di Ginevra, sta provocando un inatteso scontro
diplomatico tra Francia e Svizzera. Il summit, voluto dal presidente francese Emmanuel Macron, porterà sulle sponde del Lemano i leader delle principali economie occidentali, ma la sua vicinanza al territorio elvetico ha trasformato la Confederazione in un attore fondamentale dell’apparato organizzativo e di sicurezza.
Proprio questo ruolo ha alimentato le polemiche nelle ultime settimane.
La Svizzera presenta il conto
Le autorità svizzere contestano soprattutto il peso economico e logistico che il vertice comporterà per i cantoni confinanti. Ginevra, Vaud e Vallese saranno chiamati a rafforzare i controlli alle frontiere, garantire la sicurezza dell’aeroporto internazionale di Ginevra e presidiare le principali vie di accesso verso Évian.
Per l’occasione Berna mobiliterà circa 4.000 militari a supporto delle forze civili, oltre a un imponente dispositivo di polizia. Una macchina organizzativa che avrà costi elevati e che, secondo diversi esponenti politici svizzeri, non sarebbe stata accompagnata da un adeguato coinvolgimento da parte della Francia nelle fasi preparatorie.
Le accuse a Parigi
Le critiche più dure arrivano dal cantone di Ginevra, dove alcuni rappresentanti politici hanno accusato il governo francese di aver organizzato il summit senza un reale confronto preventivo con la Svizzera. Secondo le autorità locali, Parigi avrebbe chiesto una collaborazione massiccia sul piano della sicurezza senza affrontare in modo chiaro il tema della ripartizione delle spese.
A rendere ancora più delicata la situazione è il fatto che molte delegazioni internazionali atterreranno proprio all’aeroporto di Ginevra per poi raggiungere Évian via terra, con conseguenti costi aggiuntivi per la Confederazione.
La proposta choc: chiudere l’aeroporto ai leader del G7
Nelle scorse settimane il dibattito ha raggiunto toni particolarmente accesi. Il consigliere agli Stati ginevrino Mauro Poggia ha persino ipotizzato la chiusura dell’aeroporto di Ginevra alle delegazioni del G7 qualora la Francia non contribuisse ai costi di sicurezza sostenuti dalla Svizzera. Una proposta provocatoria che ha avuto grande eco sui media elvetici e che testimonia il malcontento crescente nei confronti di Parigi.
Secondo Poggia, non sarebbe accettabile che i contribuenti svizzeri debbano finanziare integralmente il trasferimento e la protezione dei capi di Stato diretti al summit francese.
La cooperazione continua nonostante le tensioni
Nonostante le polemiche, i due Paesi hanno comunque rafforzato il coordinamento operativo. Nei giorni scorsi il Consiglio federale svizzero ha approvato un documento di cooperazione militare con la Francia che disciplina le attività congiunte nello spazio aereo, sul Lago di Ginevra e nell’ambito della sicurezza informatica durante il vertice.
L’accordo punta a garantire la protezione delle delegazioni internazionali e a prevenire eventuali minacce o manifestazioni che potrebbero verificarsi durante il summit.
Un precedente che pesa ancora
Dietro le tensioni attuali c’è anche il ricordo del G8 del 2003, ospitato sempre a Évian. In quell’occasione la vicina Ginevra fu investita da proteste violente e danneggiamenti che lasciarono profonde polemiche tra le due sponde del confine. Molti amministratori svizzeri temono ora di rivivere una situazione simile, soprattutto considerando l’attuale contesto internazionale e il clima di forte mobilitazione dei movimenti no-global e ambientalisti.
Per il momento la cooperazione tra Francia e Svizzera prosegue, ma il G7 di Évian rischia già di lasciare una scia di polemiche ben prima dell’arrivo dei leader mondiali.
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