di Carlo Longo
Nei negoziati Ucraina-Russia spunta l’idea di ribattezzare il Donbass “Donnyland” per attirare Trump: ipotesi simbolica ma rivelatrice
Nei negoziati sulla guerra in Ucraina emerge una proposta tanto sorprendente quanto controversa: ribattezzare il Donbass in “Donnyland”, in omaggio a Donald Trump.
Secondo quanto riportato dal New York Times, l’idea sarebbe stata avanzata da un negoziatore ucraino, inizialmente con toni quasi ironici ma mai del tutto abbandonata nei colloqui diplomatici. La proposta includerebbe persino una bandiera e un inno, sviluppati con strumenti di intelligenza artificiale.
Un’idea simbolica, ma con obiettivi politici
Al di là dell’aspetto curioso, l’iniziativa avrebbe uno scopo preciso: attirare l’attenzione e il favore di Trump, figura centrale negli equilibri diplomatici internazionali.
Il Donbass – regione contesa tra Ucraina e Russia – è uno dei nodi principali dei negoziati. Secondo alcune ipotesi, Kiev potrebbe accettare un ritiro limitato, ma solo in cambio della creazione di una zona neutrale o economicamente speciale.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky avrebbe infatti aperto alla possibilità di una soluzione intermedia, purché il territorio non finisca sotto il pieno controllo russo.
L’ipotesi di un territorio “neutrale”
Nei colloqui si è discusso anche di un possibile assetto amministrativo per questa ipotetica “Donnyland”. Tra le opzioni, la creazione di una zona gestita da un organismo internazionale, chiamato informalmente “Board of Peace”.
L’area interessata si estenderebbe per circa 80 chilometri di lunghezza e 65 di larghezza, configurandosi come una sorta di territorio autonomo.
Il modello Monaco
Tra le idee più concrete c’è quella di trasformare la regione in una sorta di “mini-Stato” sul modello di Monaco: un’entità semiautonoma, con status economico speciale e forte apertura agli investimenti internazionali.
Una soluzione che, secondo alcuni analisti, potrebbe funzionare come deterrente e favorire un accordo, soprattutto se sostenuta politicamente dagli Stati Uniti.
Negoziati in stallo
Nonostante le ipotesi sul tavolo, i colloqui restano bloccati. La Russia non ha dato segnali di apertura su una gestione neutrale del territorio, mentre il contesto internazionale – segnato anche dalla crisi in Medio Oriente – ha rallentato ulteriormente il processo diplomatico.
L’idea di “Donnyland”, quindi, resta per ora più simbolica che concreta. Ma racconta bene il livello di creatività – e talvolta di disperazione – che caratterizza i tentativi di trovare una soluzione a uno dei conflitti più complessi degli ultimi anni.
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