di Redazione

Il partito Tisza si avvia a conquistare circa 137 seggi su 199. Affluenza record alle urne, ha votato il 77,8%

 

L’Ungheria volta pagina, dopo sedici anni di incontrastato dominio politico di  Viktor Orbán. A vincere  le elezioni che si sono tenute oggi è stato  Péter Magyar, leader del movimento filoeuropeista Tisza, che ha conquistato una decisa supermaggioranza parlamentare. «Abbiamo scritto la storia», ha dichiarato a caldo. Il dato politico è netto, quasi brutale nella sua chiarezza. Orbán, al potere ininterrottamente dal 2010 con il partito della destra nazionalista Fidesz, ha riconosciuto la sconfitta parlando di «un risultato doloroso ma chiaro». Parole che segnano la fine di una delle stagioni più longeve e controverse della politica europea contemporanea.Nel suo breve discorso, il premier uscente ha ringraziato i circa 2,5 milioni di elettori  rimasti a lui fedeli, promettendo che continuerà a servire il Paese dall’opposizione. Ma il segnale è inequivocabile: il sistema costruito in oltre un decennio si è incrinato sotto il peso di una mobilitazione popolare senza precedenti.

Con lo scrutinio ormai oltre l’80%, i numeri parlano da soli: il partito Tisza si avvia a conquistare circa 137 seggi su 199. Già a metà spoglio il vantaggio appariva schiacciante: 68% contro 28%. Un margine ben più ampio rispetto ai sondaggi della vigilia, che pure davano Magyar in testa. Determinante è stato il risultato nei collegi uninominali, dove l’opposizione ha sfondato anche in territori tradizionalmente favorevoli al governo. A fare la differenza è stata anche la amplissima partecipazione al voto: il 77,8% degli aventi diritto, pari a 5,6 milioni di cittadini, si è recato alle urne. È il dato più alto nella storia recente ungherese, superiore persino al record del 2002.La mobilitazione è stata particolarmente forte nelle aree urbane, a partire da Budapest, dove si sono registrate lunghe code ai seggi per tutta la giornata. Proprio qui l’opposizione ha costruito il suo vantaggio decisivo, compensando e superando il peso delle aree rurali, storicamente più vicine a Orbán.

Il Parlamento ungherese conta 199 seggi: 106 assegnati nei collegi uninominali e i restanti con metodo proporzionale. Un sistema che negli anni ha favorito Fidesz, soprattutto grazie alla distribuzione dei collegi nelle zone meno popolate. Questa volta, però, l’onda del voto ha ribaltato il meccanismo. Tisza non solo ha prevalso nel proporzionale (49% contro 42%), ma ha dominato nei collegi, trasformando il vantaggio in una valanga di seggi. Il risultato ha immediatamente avuto eco internazionale. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha commentato: «Il cuore dell’Europa stasera batte forte in Ungheria». Congratulazioni sono arrivate anche da Emmanuel Macron, Mark Rutte, Pedro Sánchez e Roberta Metsola. Un coro che segnala chiaramente la portata geopolitica del voto: la possibile fine di uno dei principali governi “illiberali” dell’Unione.Resta ora da capire come Magyar utilizzerà il mandato ricevuto. La supermaggioranza gli consentirebbe di riscrivere le regole del sistema costruito da Orbán: dalla giustizia ai media, fino alla legge elettorale.

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