di Martina Esposito

Il Museo d’Arte Contemporanea di Roma inaugura la nuova direzione artistica di Cristiana Perrella con un palinsesto di quattro nuove mostre

Dopo mesi di preparazione e ripristino degli spazi il MACRO, il Museo d’Arte Contemporanea di Roma, torna ad accogliere il pubblico dall’11 dicembre con una stagione espositiva dedicata alla Città Eterna. Con una programmazione promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo e ideata dalla direttrice artistica Cristiana Perrella, la nuova stagione si estende fino ad aprile 2026 intrecciando linguaggi differenti: arte, musica, urbanistica, cinema, performance, per raccontare la città come un laboratorio aperto e in costante trasformazione. La scelta di focalizzare l’apertura del museo su Roma è insieme un omaggio e un atto di restituzione: un tributo alla città e, al tempo stesso, l’occasione per raccontarla anche oltre i suoi confini, grazie al posizionamento internazionale del museo e alla rete di relazioni che il MACRO intende attivare. A comporre questa nuova stagione, quattro mostre che inaugurano simultaneamente: a presentarle in una conferenza stampa sono stati la Direttrice del museo Cristiana Perrella, l’Assessore alla Cultura di Roma Massimiliano Smeriglio, il Presidente di Azienda Speciale Palaexpo Marco Delogu e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri.

Gualtieri: «Una ripartenza molto promettente»

La riapertura del MACRO rappresenta un evento molto importante e a sottolineare la portata sono intervenuti durante la conferenza stampa di presentazione importanti rappresentanze del contesto sociale e culturale romano, tra cui il sindaco Roberto Gualtieri: «Una ripartenza molto promettente, proprio come l’avevamo immaginata. Il MACRO è un luogo capace di fare tesoro e di rilanciare ulteriormente la sua identità ibrida, di museo dell’arte contemporanea romano e quindi inevitabilmente mondiale nella sua vocazione di dialogo con le tendenze di arte contemporanea. Gli artisti italiani vanno e tornano o nuovi artisti vengono dall’estero a testimonianza della creatività della scena contemporanea a Roma e del dialogo profondo delle tendenze innovative. Il luogo è quello che ospita le mostre, ma le mostre sono anche pezzi del luogo, in modalità di fruizione diverse: dall’aula studio con la biblioteca, alla ristorazione, al cinema, alle rassegne che possono riempire l agenda nella settimana, ma anche la musica, la danza coerente, una sala di un museo che può essere ibridamente luogo di fruizione tout court. Insomma, ci saranno quattro ottime ragioni per venire al MACRO in un insieme di occasioni di cultura, apre un forte hub culturale e noi speriamo che sia sempre più abitato e frequentato».

Cristiana Perrella: «Un’apertura-manifesto»

«Conosco il MACRO da molto tempo, fin dal 2002. Ne ho fatto parte e ho curato il progetto del Mattatoio, che allora si chiamava MACRO Future. È sempre stato un luogo speciale, capace di attraversare diverse incarnazioni e di restare un punto da tenere d’occhio. Con Luca Lo Pinto è diventato un vero laboratorio di pratiche museologiche, ponendo al mondo dell’arte domande fondamentali: che cos’è un museo, a chi si rivolge, qual è il suo ruolo civico? Domande che, negli anni, hanno trovato risposte molto precise e radicali, frutto anche del lavoro dei direttori precedenti». Così Cristiana Perrella ha introdotto il suo discorso per la presentazione del programma espositivo del MACRO.

«Oggi il MACRO sta diventando un luogo riconosciuto dai cittadini per ciò che rappresenta: uno spazio in cui immaginare il futuro, ma anche un luogo in cui sentirsi comunità, incontrarsi fisicamente, parlarsi. È un inizio imperfetto ma appassionante, come lo sono tutte le prime volte, e vuole mostrare come questo luogo vivrà nel tempo», ha aggiunto. E in quanto museo di Roma, il MACRO riapre le porte nel segno della sua città: «Sono felice di inaugurare questa nuova stagione con un progetto dedicato all’intera città – ha proseguito Perrella – Roma ha avuto molti momenti in cui è tornata profondamente contemporanea, grazie all’immissione di nuove energie e nuovi pensieri. È anche questo a renderla una città più abitabile di altre: molti romani, dopo anni all’estero, hanno scelto di tornare».

Quanto al programma espositivo e al palinsesto di appuntamenti previsti per il pubblico, la direttrice ha spiegato: «La scelta della programmazione non è stata semplice: Roma è un luogo pieno di arte e artisti. La città “è Roma” perché tiene insieme molte cose, perché è una contaminazione continua tra linguaggi e generazioni. Abbiamo cercato di rappresentare tutto ciò attraverso il cinema e attraverso un lungo piano sequenza, senza controcampi, come un grande green screen: uno sfondo neutro che accoglie la casualità, senza interruzioni di montaggio».

Cristiana Perrellla, foto Daniele Molajoli

Delogu: «Tutto riparte da frammenti della storia della nostra città»

«Siamo particolarmente contenti di riaprire questo spazio meraviglioso. Con il MACRO si riparte: è una città che sta vivendo un ottimo momento dal punto di vista culturale e artistico, e riportare il museo al centro della società è per noi fondamentale», ha spiegato Delogu. «Fin dal 1988 questo luogo era la Galleria di Arte Contemporanea. Ricordo che Michelangelo Antonioni vi entrò quando era ancora la Galleria Comunale e si fermò a osservare tre persone che lavoravano lì: a partire da quell’immagine abbiamo capito quanto fosse importante rimettere in funzione ogni parte del museo, e le risorse per riaprire il cinema sono state trovate immediatamente».

«Il cinema del MACRO riapre, così come l’aula studio; una parte di essa resterà vicino al bar, in modo da coinvolgere il maggior numero possibile di persone, invitandole a venire qui e a partecipare alla vita del museo. Tutto riparte da frammenti della storia della nostra città. Roma è molto coinvolta in questo processo e lo sarà ancora di più da marzo, quando inaugureremo tre mostre – tra cui una dedicata alla musica degli anni Settanta. Sono felice e orgoglioso di questo percorso e desidero ringraziare il Sindaco e l’Assessore per il loro sostegno».

Smeriglio: «Il MACRO come luogo ibrido»

Nel corso della conferenza stampa è intervenuto anche Massimiliano Smeriglio, l’assessore alla Cultura di Roma Capitale: «è in corso un dibattito importante in città sui terzi luoghi, i luoghi ibridi, noi abbiamo rafforzato qui al MACRO un luogo di espressioni plurali, Roma è una città di quartieri, di rioni, di borgate, e usiamo sempre meno il concetto di periferie. In un luogo come questo abbiamo lavorato su un’identità che è un’identità globale, un’identità forte che proviamo a indagare sulla società contemporanea tra bisogni espressi e inespressi che vivono nella città viva e non solo nella città rappresentata. Questa dimensione può fare del MACRO la sua unicità, la scena contemporanea, le mostre, la direzione che volevamo dare, trova in un luogo la parte più culturale, non solo di fruizione della realtà artistica, è per questo che siamo qua ed è una traccia per quello che può essere Roma nei prossimi anni».

Un nuovo cinema in città

Accanto alle quattro mostre, la riapertura del museo è anche l’occasione per l’inaugurazione del cinema del MACRO, una nuova sala nel cuore della città con un ricco palinsesto di proiezioni e incontri. Nei primi mesi di attività il cinema del museo sarà aperto dal venerdì alla domenica, proponendo una programmazione che estende l’esperienza museale al linguaggio filmico e audiovisivo. Dall’11 dicembre 2025 al 6 aprile 2026 il programma sarà dedicato alla scena cinematografica romana, presentando ogni venerdì registe e registi emergenti che introdurranno il loro ultimo film. A tal proposito dichiara Cristiana Perrella: «il cinema ha una funzione nuova in questi termini con una programmazione in via sperimentale legata al fine settimana, ma speriamo presto di estendere la programmazione a tutta la settimana nel quotidiano. La domenica partiamo con un film della figlia di Luigi Comencini, un film restaurato, L’ingresso al cinema sarà fino al 4 gennaio gratuito». Insomma, con questa apertura-manifesto il MACRO rilancia se stesso, e lo fa con un linguaggio ibrido, pronto a rispecchiare quella città che intende portare nei suoi spazi.

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