Alpha Condé, il simbolo del miglior panafricanismo

di Guido Talarico

Gli uomini che fanno la storia spesso non hanno una vita facile. Alpha Condé, il Presidente in carica della Guinea, ha avuto una vita particolarmente intensa, a tratti difficile a tratti epica, di certo memorabile. Il suo è un percorso molto simile a quello di Nelson Mandela. La differenza tra i due forse sta nella durata della prigionia, Nelson rimase in galera 27 anni Alpha 28 mesi, e nel fatto che la lotta all’apartheid divenne negli anni un movimento anti-segregazione planetario. Per contro Condé è divenuto il simbolo del panafricanismo degli anni 2000. Il suo modello politico, che si basa su pacificazione, sull’integrazione e sullo sviluppo economico, è divenuto nel giro di pochi anni una modello per tutte le giovani democrazie africane.

Il video che pubblichiamo in questa pagina è parte di una lunga intervista che il Presidente della Guinea ci ha concesso in esclusiva. Qui parliamo proprio della sua lunga e affascinante esperienza umana. Una giornalista che lo conosce bene, Marie-Roger Biloa, lo ha definito un militante infaticabile”, riferendosi al fatto che Condé ha cominciato ad essere un attivista politico sin da giovanissimo, esattamente a 15 anni quando fu costretto a riparare in Francia. “A Parigi, nella comunità africana – scrive la Biloa – Condè era un riferimento per chiunque lottasse per la creazione dello stato di diritto in Africa”. Un impegno giovanile che cresce negli anni fino a fare diventare Condé una delle figure chiave della mitica FEANF, la Federazione degli Studenti dell’Africa Nera in Francia. La sua lotta per la liberazione della Guinea, opponendosi alla brutale dittatura prima di Sékou Touré poi del suo successore, l’affarista Lansana Conté, ed infine, dal 2008, della spietata giunta militare del capitano Moussa Dadis Camara e del generale Sékouba Konaté, è un percorso lungo, doloroso, faticoso colmo di rischi e d’insuccessi. Condé professava la via della tutela dei diritti per tutti i cittadini, gli altri sparavano.

Ma il “militante infaticabile” non ha mai mollato la presa. Più lo osteggiavano, più lo respingevano più lui non demordeva. Una fede incrollabile, una perseveranza rafforzata da una evidente ostinazione del tutto simili a quelle di Mandela. E questi tratti del carattere li si scorgono chiaramente ancora oggi che di anni ne ha 81. Basta trascorrere pochi giorni con lui per coglierne la grinta, la determinazione, la competenza. Quando parli di un dossier lui lo conosce a menadito. Nel lungo periodo parigino Alpha Condé è stato professore universitario di diritto. E si vede che quella forma mentis è rimasta intatta. Lui è uno che studia, si documenta e poi esamina quello che fanno gli altri.  Ma torniamo indietro, agli anni della caduta della dittatura: un periodo pericolosissimo e di grande fragilità per il paese. Come dicevamo, Condè è stato oggetto di tante aggressioni da parte dei dittatori che si sono succeduti alla guida della Guinea. E’ stato costretto all’esilio, perseguitato, nel 1970 finanche condannato a morte. In realtà tutto il suo operato è stato contrastato da intimidazioni, attentati (gravissimo quello a casa sua nel 2011), pressioni e manipolazioni di ogni genere. Il perché di tanto accanimento contro questo mite professore dall’aria ferma ma bonaria è semplice: il popolo è sempre stato con lui. Ancora Marie-Roger Biloa ricorda il ritorno in patria di Condé come “un’avventura indimenticabile”. “L’aeroporto di Conakry era pieno di militari – scrive la giornalista camerunense che era sullo stesso aereo di Condé – ma con loro vi era una folla oceanica, acclamante e incontrollabile, che prese Condé e lo fece entrare nel paese senza farlo neppure passare per la dogana”. Nonostante questo immenso favore popolare Condè ha subìto ogni tipo di attacco, anche armato, fino all’affronto più disperato, quello della galera. Sotto il regime di Lansana Conté, ed in piena campagna elettorale, Alpha Condé fu arrestato con motivazioni risibili e incarcerato. Una detenzione assurda che provocò proteste ed indignazioni in tutto il mondo. Restò in carcere per 28 mesi: quello fu l’inizio della fine della dittatura. La determinazione del “militante infaticabile” alla fine è stata ripagata: nel 2010 finalmente Alpha Condé vince al voto e diventa il primo presidente eletto democraticamente nel suo paese. Ma se immaginate che questo sia il lieto fine di una storia lunghissima vi sbagliate. Appena insediato il “Presidente del popolo” dovette constatare di avere ereditato un paese poverissimo, dilaniato dalla corruzione, spaccato dalle dispute etniche, minacciato dagli sconfitti. Non solo, poco dopo il suo insediamento la Guinea fu devastata dall’epidemia di Ebola che l’isolò dal resto del mondo e la impoverì ulteriormente. Ma tutto questo non spaventò il vecchio guerriero Mandinga, che reagì a modo suo, cioè rimboccandosi le maniche e lavorando ancora più duramente. Non furono anni facili. La difficoltà di un paese così vessato dalla mala sorte provocavano grandi sofferenze ai guineani. Ma Condé fece le cose giuste: riformò le forze armate mettendole a servizio della nazione, pacificò le varie etnie che per decenni si erano combattute coinvolgendole nella ricostruzione del paese e favorendone l’integrazione, avviò i processi di ricostruzione e di rilancio economico. Passo dopo passo il governo di Condé risalì la china tanto che nel 2015 fu rieletto in un clima di normale competizione elettorale. Con il secondo mandato cominciarono a vedersi i frutti di un lavoro così profondo cominciato negli anni precedenti. Condé attivò tutte le sue grandi conoscenze costruite a livello internazionale nell’arco di una vita e mise la sua credibilità personale a garanzia del paese. Una credibilità ed un apprezzamento che nel 2017 portò Alpha Condé ad essere nominato presidente dell’Unione Africana, un incarico di grande prestigio internazionale che derivò certamente dalla grande statura politica ed etica del leader guineano ma anche dal suo essere uno dei più autorevoli e riconosciuti fautori della migliore politica panafricana. Cosi, con una democrazia sempre più consolidata, il debellamento di Ebola, la pacificazione, una gestione del paese affidabile ed oculata e, soprattutto, con una leadership apprezzata in tutto il mondo cominciarono ad arrivare finanziamenti internazionali come mai in precedenza. Del resto la Guinea è un paese ricco: basti ricordare che detiene un terzo delle riserve mondiali di bauxite. Tanto per fare qualche esempio di taglio economico che dimostri quanto la Guinea sia cresciuta negli ultimi anni, ricordiamo che il Paese ha un tasso di crescita che si aggira intorno all’8% e che soltanto il Fondo Monetario Internazionale ha accordato a Conakry un programma d’investimenti triennale (2018 – 2020) di 650 milioni di dollari. Insomma la storia personale di Alpha Condè è veramente unica, così come raro è il percorso che dal baratro di Ebola ha riportato il paese ad una prospettiva di crescita e di normale vita democratica. Certo il percorso vincente è stato intrapreso ma l’ultima parola non è stata ancora scritta. Gli investimenti vanno completati, così come le riforme e l’ammodernamento del paese vanno portati a compimento. Per questo il Presidente Condè, ha chiesto al capo del suo governo, Ibrahima Kassory Fofana, di ascoltare il popolo, di avviare consultazioni con tutte le forze economiche, politiche e sociali per capire cosa la Guinea si aspetta per il proprio futuro. Finite le consultazioni il vecchio leone deciderà il da farsi. Vedremo da qui a poche settimane.