L’Italia deve cambiare per crescere

DRIVE THE CHANGE

di Maurizio Cosco

L’Osservatorio Censis, analizzato in particolare nell’ultimo triennio 2015-17, fornisce una fotografia del nostro Paese proccupante ma, allo stesso tempo, fonte importante di stimoli che di seguito vorremmo sviluppare in una logica a più viste. Il 2015 lancia lo slogan degli italiani “anziani rentiers” che hanno accumulano negli anni della crisi masse di risparmio aggiuntive enormi, corrispondenti all’intero PIL dell’Ungheria, tanto per dare una dimensione tangibile. Questo maggiore accumulo di risparmio, segnala tra le altre possibili, due chiavi di lettura evidenti: la prima un senso di ripiegamento difensivo e la seconda, un grave e profondo senso di sfiducia verso il futuro.

Il 2016 è stata la volta del “rancore” quale diffuso e pervasivo stato d’animo popolare che ondeggia tra un senso passivo e/o attivo di offesa ed insoddisfazione latente o palese. Disagio trasversale e diffuso che si alimenta e si ripercuote a sua volta nel posto di lavoro, (luogo di grande insoddisfazione specie per noi italiani, ma anche per molti europei) nella relazione con i membri familiari, con i front desk della Pubblica Amministrazione e dei servizi  – l’innominabile Burocrazia – e con parte di quanti incrociamo nella nostra caotica giornata.

Il rancore del 2016, si evolve in peggio nel 2017 tramutandosi in vero e proprio sentimento di “cattiveria”. Laddove la latenza della situazione precedente si sviluppa in un pensare esclusivamente al proprio interesse che esclude il bene comune anche se più opportuno e vincente anche solo con un minimo di pazienza, tempo e “testa”. L’idea degli italiani brava gente è del tutto da riconsiderare andando ad approfondire le motivazioni evolutive sottostanti.

by agenziagiovani.it

Guardando al prossimo futuro, crediamo siano due, le domande chiave da cui partire e le ottiche da integrare secondo nuove modalità, ovvero: di chi è il futuro e cosa (questa nuova generazione) chiede a chi governa il presente ed indirizza il futuro prossimo venturo. Rispetto alla prima questione, non ci sono dubbi: è dei giovani e dei millennials che si prevede a breve raggiungano il 50 % della forza lavoro italiana. Queste nuove generazioni che in questi anni della crisi del nostro Paese sono state poco ascoltate e tutelate, esprimono intrinsecamente nuove mentalità, attitudini, approcci alla tecnologia e molto altro ancora.  Rispetto alla seconda domanda, sono per lo più le cosiddette generazioni X, i Baby boomers, i figli del crescente e tangibile aumento del potere d’acquisto delle famiglie italiane che ne hanno impresso un oggettivo ottimismo e benessere materiale. L’armonizzazione di chi governa il presente con chi guarda con giovanile fiducia al proprio “turno” pensiamo sia – specie in fasi di caos e complessità – né facile né indolore generando lacerazioni sociali e rendendo difficile e penoso qualunque passaggio evolutivo.  Situazioni di frattura le stiamo vivendo in questi anni, ad esempio con la Brexit espressione di una volontà di “remain” espressa dalla maggioranza dei giovani cui è corrisposta una posizione esattamente opposta da parte degli anziani.

Il governo del cambiamento, così insegnano in letteratura e nelle scuole di management, deve partire dall’identificazione di una meta ideale auspicata e raggiungibile che contribuisca a muovere da una situazione in essere evidentemente non soddisfacente.  Questa iniziale ma essenziale fase di ideazione e proposizione spetta alle figure di vertice delle organizzazioni che hanno la responsabilità di indirizzo futuro. La fase cosiddetta di “visioning” é oggi più complessa da determinare e, quindi, da formulare e comunicare ai vari stakeholder coinvolti in modo che questi ultimi possano, poi, condividerla e farla propria.

Così come l’azienda e l’imprenditore italiano sono riusciti negli ultimi decenni a diffondere nel mondo i propri splendidi manufatti, vendendo al meglio il sottostante “made in Italy” ad una clientela sempre più conosciuta nelle sue esigenze. Allo stesso modo, il Sistema Italia, i datori di lavoro ed i corpi intermedi debbono assumersi – supportati da un tessuto politico sociale all’altezza – l’onore e l’onere di esprimere il ruolo di una nuova classe dirigente del Paese che ne sappia cogliere l’essenza. Solo dotandosi di una credibile e capace nuova classe dirigente – che sappia leggere ed interpretare la segmentata evoluzione delle sfaccettate classi socio-demografiche e politiche di questo Paese – questa sarà in grado di trovare una via gradita ed accettabile alla maggioranza delle future ed articolate classi socio economiche di questo Paese. Paese, che per la storia che ha ed ha saputo costruire, merita un ruolo nel futuro altrettanto grande ed importante.

 

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