Scippata la Coppa d’Africa al Camerun, monta la protesta

Con una decisione a sorpresa la Confederation of African Football (CAF), la massima autorità calcistica continentale, ha annunciato che le finali della prossima Coppa d’Africa non si svolgeranno più in Camerun ma in un altro paese da scegliere nei prossimi mesi, verosimilmente in Marocco. Decisione immediatamente contestata dal Governo del Camerun che oggi ha diramato un durissimo comunicato per mano del Ministro della Comunicazione, Tchiroma Dakary, nel quale denunciando la grave operazione di scippo a danno del paese ha ribadito che il Camerun si opporrà con tutte le proprie forze a tale scelta matenendo le attività in piedi come se nessun cambiamento fosse intervenuto. La scelta della Caf è apparsa subito a tutti gli osservatori indipendenti come una scelta irragionevole se non folle perché falsamente motivata con un ritardo sui lavori di ammodernamento necessari ad ospitare la manifestazione. Una falsità definita “pretestuosa”, dimostrata nei fatti ma soprattutto comprovata dalle parole dello stesso Presidente della CAF, Ahmad Ahmad, che fino poche settimane fa aveva assicurato che tutto procedeva nel verso giusto e che l’organizzazione della Coppa sarebbe rimasta a Yaoundè.

Non esiste un piano B – aveva dichiarato il Presidente Ahmad – la coppa è e resterà del Camerun.  I fatti, comprovati anche da varie verifiche tecniche in loco, dimostrano che il Camerun è assolutamente pronto a rispettare i tempi di esecuzione di tutti i lavori previsti. Circostanze che poi, per altro, sarebbero state ampiamente dimostrate a marzo 2019 data nella quale era prevista la consegna e la verifica definitiva dei lavori. E a marzo, lo ricordiamo, sarebbero poi rimasti ancora tre mesi prima che la manifestazione avesse avuto luogo. Nei mesi precedenti si erano effettivamente verificati dei ritardi, puntualmente evidenziati dai vari ispettori avvicendatisi nelle visite di controllo. Ma poi i tempi erano stati recuperati e le infrastrutture rientrate nelle normali scadenze di consegna. Tutto sembrava dunque rientrato ed invece, nonostante le rassicurazioni del Presidente Ahmad la situazione è inaspettatamente precipitata, con questa repentina cancellazione di Camerun 2019 accompagnata dalla promessa della CAF di ridare l’organizzazione della Coppa al Camerun nell’edizione successiva, vale a dire quella del 2021.

Queste stranezze, questi cambiamenti improvvisi che hanno portato alla cancellazione dell’evento creano molti danni d’immagine ed economici al Camerun, che da anni su questo progetto aveva investito, con una partecipazione importante delle imprese locali, significative quantità di capitali e di energie. Ma soprattutto fanno venire il dubbio che dietro questo annullamento vi siano altri interessi ancora tutti da chiarire. Si sa infatti già da ora che a breve vi sarà un’altra rapidissima gara per assegnare la sede della prossima Coppa d’Africa e che i candidati sono tre: Egitto, Sud Africa e Marocco. E si sa anche che il Marocco è il paese favorito per l’assegnazione finale. Non a caso da più parti in Camerun si chiede esplicitamente al Marocco, definito e considerato un paese amico, di fare ufficialmente un passo indietro annunciando la propria indisponibilità a subentrare all’organizzazione della Coppa d’Africa 2019, anche per fugare ogni sospetto circa l’esistenza di manovre poco chiare dietro a questa operazione.

In un momento dove ancora tutti tacciono, dalla CAf fino al Cio, il Comitato Olimpico Internazionale, quel che al momento resta è la rabbia del Camerun e la sua determinazione ad andare a fondo a questa vicenda al fine di chiarire tutti gli aspetti, anche quelli che da subito appaiono più inquietanti. Il Presidente del Camerun Paul Biya (nella foto) e il suo governo sono già al lavoro per valutare le azioni da intraprendere al fine di evitare che l’annullamento sia definitivo e comunque al fine di tutelare gli interessi dello stato e delle imprese che hanno partecipato alla sfida camerunense.

A questo punto per il bene del calcio, per tutelare l’immagine del movimento sportivo ed olimpico africano e per evitare inutili tensioni che possono destabilizzare la situazione interna del Paese sarebbe opportuno che la CAF riconsideri la sua assurda decisione. Allo stesso tempo, come dicevamo, sarebbe effettivamente utile anche che il Marocco per fare chiarezza e per la solidarietà panafricanista che lo distingue, dichiari sin da subito che non ospiterà una manifestazione ai danni di un popolo amico e fraterno.

(Red / Giut)

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